mercoledì 17 dicembre 2008

Nel Segno di Miyazaki - "On Your Mark"

Nel Segno di Miyazaki
"On Your Mark"


On Your Mark
è una bellissima produzione dello Studio Ghibli e della Nibariki (casa editrice dei coniugi Miyazaki) nata nel 1995, mentre si lavorava per “Mimi o Sumaseba”, per essere la parte visuale di un video musicale di un celebre (nella loro terra) gruppo pop giapponese "Chage & Aska".
Il titolo della canzone per cui è stato realizzato il video, è ambiguo, difficilmente traducibile in italiano con efficacia e sicurezza, ma a me piace semplicemente e semplicisticamente interpretarlo solo come l'ennesimo "segno" ("mark" per l'appunto) lasciatoci come dono dal Maestro dell'animazione mondiale, Hayao Miyazaki.
Sei minuti e mezzo indimenticabili. Un susseguirsi d’azione, emozioni e sentimento da mozzare il fiato, talmente fitto e incalzante d’eventi che molte altre produzioni animate non riuscirebbero (e non ci riescono...) ad esprimere e condensare nemmeno se avessero intere ore a loro disposizione e nemmeno se impiegassero decenni per realizzarlo.
"Perché tanta enfasi, tanto frastuono e agitazione per un piccolo film animato di neanche sette minuti? È giustificato un così sentito e caloroso trasporto emotivo? È davvero un'opera tanto magnifica? E quali prove hai per dimostrarlo? Come farai a provarlo, concretamente, a tutti coloro che tenteranno di leggere quest’articolo?" Questo è uno dei tanti pensieri che si trovano in giro nei forum, a proposito di questo “video”.
Tutto è perfetto in maniera maniacale (o forse solo naturale?) in una storia che solo apparentemente e ad una prima, distratta visione potrebbe apparire "semplice".
Miyazaki, in questo ristretto lasso di tempo, crea tutto un intero mondo, perfettamente sfaccettato, assolutamente credibile, magicamente affascinante, una vicenda avvincente e dei personaggi semplicemente incantevoli nella loro tangibile seppure muta per-sonalità.
Un'attenzione e una cura per il dettaglio che avrete modo di apprezzare in questa sorta di "storyboard per fotogramma" che ho tentato di allestire.
Il lavoro certosino che vi sorprenderà, vi sbalordirà, non è fine a se stesso, non è un semplice sfoggio della propria ammirata e invidiata grandezza, ma una coerente e minuziosa ricerca della "plausibilità", dell'atmosfera intangibile, di quella scenografia che non è semplice sfondo pittorico ma riproduzione e ricostruzione della realtà (la realtà di quel mondo perché no, di questo mondo), di quell’ambiente che non si nota in modo evidente e consapevole, ma che si percepisce solo a livello subliminale, inconscio.
La narrazione è ovviamente priva di dialoghi, ma è chiara, esemplare; supportata dalla sola parte visiva, porta avanti una vicenda complessa.
Il design dei personaggi è quello classico dello Studio Ghibli (di Miyazaki-san più propriamente, che ne realizza anche il soggetto e la regia), pulito e morbido, "semplificato", eppure la varietà espressiva dei loro pensieri e delle loro emozioni è sempre chiara e inconfondibile, stupefacente e spiazzante. Un’espressività naturale e spontanea, d’immediata fruizione per lo spettatore, e che, appunto, non ha alcun bisogno dell'aiuto delle parole e dei dialoghi. Assolutamente eccezionale.
C’è tutto Miyazaki in queste immagini: dal tributo a Nausicaa, a cui l’angelo somiglia non solo fisicamente, ma anche emozionalmente, dalla forte tensione ambientalista, all’amore per il volo libero.

La storia.

Una musica leggera e soave ci accompagna: siamo a bordo di un veicolo e attraversiamo una foresta lussureggiante e incontaminata che domina l'intero panorama, ma… il verde comincia a diminuire, scompaiono gli alberi e all'orizzonte si staglia una costruzione misteriosa e inquietante, a cui ci si avvicina e proprio ai suoi piedi notiamo un ameno paesino, deserto e abbandonato; a darci il benvenuto, un cartello: ci avvisa di un "pericolo radioattivo".
Spunta il muso di un mezzo corazzato; sulla griglia del motore si nota ancora il simbolo del "pericolo da contagio". Sullo sfondo, la sagoma scura dell'edificio. È un chiaro cambio di ritmo introdotto a suon di percussioni e titolo del video.
Stacco. Sorvoliamo una metropoli futuristica. Un mezzo volante della polizia (??) seguito da altre aereo-pattuglie si gettano in picchiata verso la città notturna, illuminata da mille piccole luci. È un intervento operativo, ma coda devono fare?
La picchiata prosegue e si capisce l’obiettivo: al centro svetta un edificio più appariscente degli altri, illuminato e bizzarro: la sommità è circondata da una serie d’ammiccanti occhi rosa, e sopra essi domina l'invadente ammonimento: "Dio ti guarda". All’interno del palazzo, degli "incappucciati", sdraiati in preghiera, fuggono, vedono arrivare lanciatissimi, gli aerei della polizia; i minuscoli occhi della setta, posti ovunque, "guardano" anche all'interno della sala.
I veicoli irrompono fracassando vetri e muratura in mille pezzi. I poliziotti indossano della maschere anti-gas e si gettano di corsa all'interno dell'edificio. Gli "incursori", coperti dal fuoco dei loro compagni, arrivano a sparare ad altezza d'uomo, raffiche spezzate ed i bossoli dei proiettili sono drammaticamente ben visibili tra una fiammata e l'altra. Un agente lancia una bomba a mano e la deflagrazione fa letteralmente volare in aria uno dei seguaci. La squadra di poliziotti sopraggiunge di corsa e fa fuoco spietatamente, in modo indiscriminato su tutti
Le scene sono cruenti: due agenti lanciano granate all'interno delle stanze senza nemmeno curarsi di vedere chi ci sia (magari donne o bambini). Fotogramma molto forte visivamente: un cadavere riverso, con gli occhi fissi e spalancati, viene sollevato per la casacca. I poliziotti ormai camminano lentamente tra un mare di corpi senza vita;
Due dei poliziotti trovano uno "strano" essere alato, privo di sensi, uno di loro solleva l'ala cautamente e scopre il dolce volto di una giovane fanciulla. La ragazza è contornata di rifiuti: bottiglie di plastica, lattine e scatolette.
Qui c'è un brusco stacco legato e giustificato al cambio parziale di ritmo e all'incipit del ritornello; si passa senza alcuna spiegazione dalla sequenza precedente ad una scena che è del tutto diversa per atmosfera, stile e umore. Appare infatti la stessa ragazza alata insieme a, presumibilmente, i due poliziotti che l'hanno ritrovata; s’intuisce che c'è un salto in avanti nel tempo. I tre sono a bordo di una decappottabile, un’Alfa Romeo Giulia. In sottofondo si sente bene il rumore del motore della macchina. La ragazza viene sollevata da Chage e stende le ali nel vento, lasciandosi trasportare dalla sua forza; è lui a trattenerla perché altrimenti volerebbe via e, poi, le indica il cielo invitandola a spiccare il volo; lei è stupita da quell'inatteso incitamento, è insicura e spaesata, e l'espressione del suo volto lo esprime in modo. Lui l'aiuta a librarsi dandole una leggera "spinta", animata con fluidità in modo magistrale.
Altro stacco e si ritorna nel Palazzo. Ci ritroviamo con Chage e Aska nella stessa stanza in cui è stata ritrovata la ragazza. Aska si toglie la maschera anti-gas, e sul volto di Chage, dietro di lui, si legge la sorpresa per l’incredibile ritrovamento. I due soccorrono la ragazza alata, mentre il resto della squadra sta sgomberando l'edificio. Aska sta dando da bere la fanciulla e Chage è felicissimo nel vederla dissetarsi.
La ragazza viene presa in consegna da una squadra speciale,chiusa in un sacco e trasportata via. Sia sulla custodia in cui viene racchiusa sia al di fuori, sul portello, appare lo stemma del "rischio" di contagio.
Chage e Aska la osservano volare via, con una certa aria avvilita. Poi, si allontanano lentamente mentre tutti gli aeromobili abbandonano l'edificio assaltato e li ritroviamo seduti al bancone di un ristorante, e i loro volti parlano da soli e demoralizzati. Ricordano la ragazza alata, cosciente e con gli occhi aperti mentre la soccorrevano.
Stacco. Aska è intento a scrivere qualcosa al computer.
Stacco. I due passeggiano per un corridoio sulle cui pareti è segnato ad intervalli regolari lo stemma del "rischio di contagio".
Stacco (ancora!). I loro abiti mutano radicalmente trasformandosi in delle tute da anti-contaminazione, particolarmente buffe, e si da inizio all’avventura. Uno dei due inserisce nella maschera di un altro uomo e questo inizia a gonfiarsi a dismisura, per poi cadere addormentato alla sua estrazione.
Ora i nostri eroi corrono via per il corridoio e giungono in un’ampia sala occupata dalle più disparate apparecchiature elettroniche; Chage inizia a manovrare con la sua macchinetta, mentre Aska si guarda le spalle e sorveglia l'entrata, e dentro un cilindro trasparente, si vede un’ala. Lei!
Scatta l'allarme, fuggono via portando con loro la ragazza angelo "impacchettata", la caricano poi su grosso mezzo di trasporto. Il mezzo corazzato, sgomma e via, dentro un tunnel illuminato e poi fuori all'aria aperta, al sole e alla luce. Uno sciame di velivoli della polizia all'inseguimento dei fuggitivi, ed una pattuglia riesce a “schiacciarli” contro la sopraelevata che si frantuma sotto le loro ruote, ma nonostante tutto il blindato va avanti trascinandosi letteralmente dietro la polizia che esplode.
I Nostri precipitano nel vuoto e iniziano ad uscire dall'abitacolo; sullo sfondo, la sempre magnifica città
Chage, festoso nonostante la situazione tragica, fa segno con le braccia alla ragazza di prendere il volo e Aska la solleva sopra di lui.
Lei però, spaventata, non si vuole separare da loro e non molla la presa sulle sue braccia; o perché sa che così facendo loro moriranno, o addirittura perché inconsapevole della sua capacità di volare. Cadono, cadono, e diventano sempre più piccoli fino a scomparire del tutto. Cosa sarà accaduto?
Nuovo stacco, temporale, spaziale e dimensionale. Ripercorriamo tutta la vicenda fino al momento dell'incidente con il velivolo della polizia. L'autoblindo sta per precipitare, ma in questa nuova versione è dotato d’alcuni propulsori che gli permettono di restare nell'aria, finendo per sbattere addosso ad un edificio abitato. Chage esce dalla porta dell'appartamento preceduto da uno e seguito da Aska.
Stacco (non sto più a commentare). I tre si trovano a bordo della Giulia e percorrono un altro tunnel poco illuminato, e il buon Chage alza il braccio destro in segno di "vittoria". L'inquadratura si sposta all'esterno, su una lontana panoramica ed Il terreno, a mano a mano che si allontanano dalla zona civilizzata da arido e malato che era, si fa sempre più verde e lussureggiante.
Siamo al momento in cui la ragazza tenta di volare. Lei ha il volto preoccupato, mentre i due amici ridono sommessamente sotto i baffi e, dopo un breve tentennamento dettato dall'insicurezza, inizia a planare, sorretta sempre per mano da Chage; dapprima preoccupata, poi incredula e incantata, perché neanche lei sembra capacitarsi delle sue possibilità. Poi ci crede, abbassa il suo sguardo felice, sereno e dolce, verso i due compagni d'avventura. Forse in quel momento, capisce di essere un Angelo o qualcosa del genere: a sofferenza, solitudine, frustrazione, si aggiungono e poi si sostituiscono libertà, gioia e amore.
Aska, finalmente sorridente, la saluta e le strizza l'occhio, mentre Chage le bacia la mano teneramente e la lascia volare via. I due la ammirano soddisfatti, mentre vola via, nel suo ambiente naturale: lei è altissima e Chage si sbraccia ancora nel tentativo di salutarla.
L'angelo, con le ali che brillano sotto la luce del sole, si allontana all'orizzonte sopra un tappeto di nuvole gonfie, candide e spumose
I nostri, accostano l'auto al bordo della stradina e si godono le ultime immagini del loro angelo che se ne va.
CAPOLAVORO!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!

Oltre al sentimento, Miyazaki è maestro di tecnica

L’attenzione al colore ed alla luce

Un primo esempio è il reale colore bianco-grigio dei velivoli che attaccano il Palazzo, fino ad allora rappresentati da un colore rosa, per il perfetto "effetto notte".
Altri esempi sono l’esplosione generata da una bomba a mano, qui resa con un cambio di colori (giallo-marrone) efficacissimo; la suggestiva illuminazione, molto intensa, che permea le stanze avvolgendole in una specie di "alone".
L’attenzione al dettaglio ed all’animazione ed al sonoro
Durante l’assalto al palazzo, si possono distinguere i buchi lasciati dai proiettili e scintille che colpiscono arredi e pareti, addirittura i rifiuti gettati per terra (le lattine di Coca Cola ben riconoscibili).
Nella stanza in cui Aska lavora al computer, si può notare la cura maniacale per i particolari: un mazzo di fiori, una bottiglia, un pacchetto regalo, la scaffalatura alle sue spalle colma di fascicoli e libri, una giacca appesa.
Un'altro particolare, e qui davvero “maniacale” è dire poco, ma che NESSUNO potrà mai notare se non analizzando fotogramma per fotogramma, è il piccolo visore montato al centro del parabrezza: osservando la sequenza animata si scopre che lo schermo mostra la visione posteriore di una telecamera
Mentre i nostri eroi fuggono sulla stretta striscia stradale che attraversa la cittadina sotterranea, il panorama è fantastico. Le grandi strutture soprattutto cilindriche, e sull'estremità destra, uno di questi edifici ha un soffitto a specchio solare, sui muri esterni, si vedono gli scoli di materiale liquido e l'erosione della pioggia. E poi, svariati altri sottopassaggi, una terrazza a "giardino pensile". La Città vive, anche se sotto l’onnipresente stemma del "rischio di contaminazione”.
Una città che vive e che viene vissuta attraverso l’amore per i dettagli di Miyazaki: ci mostra indizi evidenti di una qualche civiltà "evoluta" e di una normale quotidianità sopravvissuta: piccoli giardini coltivati sulle ringhiere, vetrate interne (anche se alcune rotte), panni stesi ad asciugare e altri a prendere.
Le animazioni dei soggetti sono perfette. Sempre durante l’assalto iniziale, si possono scorgere adepti che dopo aver sparato selvaggiamente, vengono colpiti e letteralmente "sbalzati" all'indietro a gambe all'aria
Quando i nostri scappano con il furgone blindano, questo in partenza slitta lateralmente, andando a spostare con facilità l'altro blindato più piccolo alla loro sinistra. La sequenza è semplicemente meravigliosa.
Dai "collettori" d'aria dell’autoblindo, durante le frenate, fuoriesce del calore che viene reso visivamente alla perfezione con delicate sfocature del colore, ed in sottofondo si sente chiaramente anche lo sforzo dei motori degli aeromobili.

Alcune piccole curiosità.

Il verde che ci accompagna all’inizio ed alla fine, che si pone in contrasto con l’aridità del paese abbandonato, ricorda Hyarborg ed Indastria, del sempre splendido “Conan ragazzo del futuro”.
Gli “incappucciati” e tutta la componente visiva e decorativa del “Palazzo”, rimandano ai sacerdoti “Dorok” di Nausicaa della valle del vento.
L'origine dell'amore di Miyazaki per le automobili italiane è da ricercare probabilmente, nella linea particolarmente tonda e morbida che contraddistingueva solitamente le nostre vecchie produzioni a quattro ruote. Come dichiarato dallo stesso Miyazaki nel caso specifico della celeberrima Cinquecento gialla di Lupin III, una forma aggraziata e con il minor numero possibile di spigoli, si disegna più velocemente e senza grossi grattacapi dagli animatori.
C’è un istante in cui compare, in bocca a Chage, una sigaretta, altro topos visivo di Miyazaki; celebre è quella di Daisuke Jigen, il pistolero compagno di sventure di Lupin III, che però è solito fumarle solo se spiegazzate e sgualcite.
Quando l’autoblindo cade sulla città, Chage ed Aska, gridano alla ragazza, di lasciarsi andare e di volare: Chage si mette persino a mimare l'azione in una scena-gag che abbiamo già visto in Lupin e Conan.

Le mie 5 donne a fumetti preferite - incompleta

In onore delle nostre sette donne del fumetto Cominciano, le cui avventure la Patty ci racconta, il sottoscritto Yoske vi vuole parlare oggi:


Le mie 5 donne a fumetti preferite


Si ringrazia Nick Hornby per aver ispirato l’impiego delle classifiche

Tra amici ed amanti dei fumetti, ma poi si può estendere a tutto il creato umano, capita di mettersi lì e dire “mah, le mie preferite sono…”, “i miei preferiti sono…”, e rileggendo “Alta fedeltà” di Hornby, il vezzo di fare le classiche top five, top ten è tornato più forte di mai, perciò beccatevi questa!!!ihih

1) Nausicaa

Da “Nausicaa della Valle del Vento” di Hayao Miyazaki
Il fumetto di Nausicaa è un meraviglioso esempio di rispetto ecologico.
In esso tutta la natura, anche le sue manifestazioni all'apparenza più nocive e pericolose, assume un aspetto utile all'ecosistema, dimostrando, una volta di più che l' unico elemento nocivo e pericoloso è in realtà l'uomo stesso.
Un capolavoro dell'animazione, semplicemente splendido, nonostante l'età mantiene un'animazione ottima e una trama originalissima che è tratto dall'omonimo manga dello stesso Miyazaki, questo film è stato votato, per 10 anni consecutivi, il miglior anime di tutti i tempi.
E il personaggio di Nausicaa è semplicemente fantastico, ama librarsi tra le nuvole con il suo mehve e come tanti di noi vola alla ricerca di orizzonti puri e tranquilli (soprattutto interiormente), ed io che amo l’oceano, grazie a lei amo il cielo.

2) Death

Da il Pantheon di Sandman di Neil Gaiman
Il personaggio inizialmente comprimario che ha senz'altro galvanizzato il popolo di lettori di Sandman, è senza dubbio la sorella Del Protagonista degli eterni, Death (Morte).
La rappresentazione della morte è, ovviamente, qualcosa di soggettivo: l'iconografia occidentale la individua in un certo modo... e a me, come tanti adesso, piace identificarla in una ragazza come lei, come ce l'hanno disegnata McKean, Chris Bachalo e Mark Buckingham.
Vuoi mettere, morire e trovarti davanti lei? Tutta un'altra cosa!! la Morte, viene proposta a noi lettori come la radiosa controparte di Morfeo, il triste, pallido creatore di sogni.
Non sarebbe bello se la morte fosse qualcuno come Didi (Death usa questo nomignolo nella nostra realtà). Una persona divertente, piacevole e carina. E magari anche un pò pazza.
Faccio mie le parole di Claire Danes “Death ha il corpo di una modella, gli abiti di un poeta e il sorriso dell’amica del cuore. Indossa un cappello a cilindro tanto per, porta una collana con l’ankh per il potere e un grande ombrello nero per viaggiare nelle terre senza sole. Chissà che profumo ha? Sono sicura che è fresco e pulito e la sua risata deve essere argentina o forse è calorosa e sommessa, ma, comunque sia, Death ride davvero tanto”

3) Elisabeth

Nata dalla penna di Luca Enoch e trova dimora nelle pagine del fumetto “Sprayliz”, Elizabeth è una ragazza di 16-17 anni, studia al liceo, è grande ginnasta ed ha gusti sessuali ambigui (divisi tra una Kate arrembante ed un Abraham quasi sottomesso!), ma soprattutto ha una sconfinata passione per i graffiti murali con cui di notte colora le periferie urbane.
Indipendente e ribelle,spigliata ed accattivante si firma "Sprayliz", attirandosi l'attenzione della stampa e della polizia, di cui contesta e denuncia continuamente abusi di potere e metodi repressivi.
Ma il bello è che non è una classica supereroina, se vedeste che faccia ha al mattino quando la sveglia suona implacabile, ricordandole che oggi c’è il tema di greco…arghhhhhhhhhhhhh!
Grande e reale!

4) Bianca

Protagonista della serie a fumetti “Esp” di Michelangelo La Neve”
A vederla così Bianca sembra una ragazza come tante. Ha 23 anni, una casa tutta sua dove c'è un armadio di luce che nasconde un varco per l'Imago, una grande storia d'amore finita male con Tommaso e un segreto, che la rende diversa da tutti gli altri. Aveva solo 13 anni quando dentro di lei sono esplosi degli strani poteri. All'inizio è quasi impazzita. Poi, piano piano, ha imparato a controllarli. Adesso Bianca sa ascoltare i pensieri della gente, viaggiare nel loro inconscio e viverne i ricordi. Veste sempre di nero e porta al collo un medaglione che rappresenta il simbolo usato dal gruppo rumorista tedesco Einsturzende Neubauten. E' dolce, sensibile, vede nell'anima delle persone e si sente sola. Odia il latte: sogna sempre di affogarci dentro. E' fissata con la storia che i gabbiani si mangiano gli occhi degli affogati.

5) Mafalda

La sua striscia ha chiuso le vicende tanti anni fa, ma la mitica Mafalda e i suoi amici vivono ancora. Mafalda è l'anima ribelle e candida che abita nei nostri pensieri, quando, senza tante analisi e con poca voglia di capire i compromessi, ci chiediamo perché il mondo debba essere maltrattato così..
È spesso arrabbiata, ha una faccia tosta che ti dico, ma è pura, idealista, candida, angosciata per le sorti di questo nostro mondo (o mappamondo) ma anche entusiasta patriota, la bambina con la testa riccia ti afferra perché è sincera e disarmante. Non capisce gran che di politica (come tutta la popolazione mondiale) e magari ha idee confuse ma questo è un bene perché le consente di tirare fuori domande da prospettive e angolazioni vertiginose spiazzandoci. Dialoga con il suo mappamondo spesso assistendolo con cure amorevoli. Non vi basta per amarla?


Il bello delle classifiche è che, magari, dopo ti accorgi di aver dimenticato qualche nome. Nell’eventualità, un abbraccio collettivo anche alle altre mie dame del fumetto: Rey Ayanami, Madoka Ayukawa, Gea, Delirio (sorella di Death), Katchoo (da “Strangers in Paradise”), Suor Angela (di “One Pund Gospel”), Amanda, Piperita Patty, Kendra (di “Esp”) e Kate (da “Sprayliz”) e…oddio, mi sa che ne mancano ancora…

Alta Fedeltà


Alta Fedeltà
Nick Hornby
Editore Guanda, pag. 253

Siete per caso un 35enne, superappassionato di musica (soprattutto pop), avete lavorato come disc jockey nelle più famose discoteche londinesi ed oggi, possedete un negozio di dischi che non è proprio un successo di incassi, dando poi lavoro a dei commessi che sembrano usciti da Clerks?
Siete per caso un 35enne, carico di dubbi sulla propria vita, dubbi che non vi lasciano vivere serenamente che fanno il paio con una serie di relazioni affettive palesemente e tristemente naufragate (leggasi Alison, Penny, Jackie, Charlie e Sarah), di cui l’ultima, Laura, vi ha lasciato un buco enorme e con il morale sotto i tacchi?
Siete per caso un 35enne e pensate che il vostro “crescere” debba passare ormai attraverso passi come l’eliminazione fisica di tutta la vostra immane collezione di dischi brit-pop, la necessità di trovare un “vero” lavoro, comprarsi una “nuova” casa “vera” e per finire, completarsi nella realizzazione una “vera” famiglia vostra?
Se voi non siete “questo” 35enne, beh…Rob lo è e sarà il vostro 35enne preferito per tutte le 250 e passa pagine di questa Bibbia generazionale, ben oltre la classica parola fine del libro.
Un libro meraviglioso, appassionato ma commovente, divertente ma amaro, caustico e ironico: un gran bel libro, insomma. “Alta fedeltà” mette sul palcoscenico della vita, le avventure, i sogni, le azioni, i tradimenti e gli amori, i rimorsi e le disillusioni della “Vita” di questa incredibile generazioni di trentenni (di cui faccio parte anch’io), così piena di voglia di vivere ma capaci di mettersi da soli i bastoni fra le ruote, laddove non ci abbia pensato già il destino.
Il tutto in un costante sottofondo sonoro fatto di citazioni, canzoni e cantanti, album e gruppi, spesso mai conosciuti (ma che, magari, saranno capaci di spingervi a scoprire un mondo musicale nuovo ed accattivante), che vi renderà la lettura paragonabile all’ascolto di un racconto di un amico in un pub davanti ad una Guinness.
Londra vive davanti a voi ed intorno a voi, su chiudete gli occhi e…occhio a quel cab che non si fermato sulle strisce!!!
Fatevi un favore, leggetelo e leggete anche gli altri libri di Nick, sembra di leggere dopo tanto tempo il proprio diario.
E ora, ditemi 5 motivi (questa la capirete solo dopo aver letto il libro, però) che vi impediscono di darci un’occhiata!
Yoske
(al secolo Vale)

Illusioni. Le avventure di un Messia riluttante


Illusioni. Le avventure di un Messia riluttante
Di Richard Bach
Superbur, pag.149

“…trasporta passeggeri su un piccolo aereo ed ogni sua azione è un miracolo…” La Repubblica

“DISCESE NEL MONDO UN MAESTRO, NATO NELLA TERRA SANTA DELL’INDIANA…”

Vi è mai capitato di incontrarlo, il Messia? A Richard Bach, che ha tutte le fortune, è successo e ci racconta quell’incontro, il periodo in cui lo ha frequentato, ciò che ha imparato e cosa gli ha lasciato al momento dello struggente addio.


Un uomo, Donald, in apparenza del tutto simile agli altri uomini, normale, insomma (certo vola con il suo aereo, non tutti lo sanno fare) ma fa…”miracoli”.
Infonde pace e speranza negli altri, semplicemente dimostrando la Verità attraverso la verità, dimostrando che tutto è utile, tutto serve, tutto vale.
Insomma, niente di soprannaturale o quasi…oltre al suo “potere” del buon senso, ha un libro, un manuale che non dà risposte, ma da considerazioni che fanno riflettere…a conti fatti non risolve, ma aiuta a risolvere.
Il rapporto tra il nostro Richard e Donald, è il fondamento del libro, e la curiosità di Richard è vera benzina al motore che fa volare il libro, una forza maggiore di quella necessaria a permettere di librarsi dal campo con il suo aereo e sorvolare l’America, sorprendendo / divertendo / emozionando le tranquille vite della campagna dell’Indiana.
“Illusioni” è stata la mia prima Bibbia, ed è tutto merito di Luana Barbato, mia vecchia amica di penna, che mi ha attaccato addosso questo autore. Uno dei miei testi più amati e che rileggo spesso, anche solo per le descrizioni degli atterraggi nei campi pieni di buche delle periferie americane.
Non ha la libertà assoluta ricercata dal Jonathan Livingston, il senso del viaggio di “Biplano”, la simpatica allegria del trittico dei furetti o l’amore senza fine di “Sulle ali del tempo”…ma è una sincera riflessione sulla vita e su di noi, e su coloro che ci stanno attorno.
Si vola con la mente alla ricerca della verità, per scoprire che a volte basterebbe ascoltarsi.
E voi siete dei Messia? Occhio perché “…una prova per accertarsi se la tua missione sulla Terra è compiuta: se si vivo non lo è”.

Ah, parafrasando Richard “Ogni cosa in questo articolo può essere sbagliata.”

lunedì 15 dicembre 2008

SEASIDE...di Tori Amos


È la canzone di Tori che mi ha rapito l’anima.
È il motivo per cui sono diventato Ears with Feet.
È il motivo che mi spinge a scrivere quest’articoletto.

“Seaside” è una delle canzoni torifile più belle di sempre ma, probabilmente, anche una delle meno conosciute per il gran pubblico (che già non conosce Tori Amos in modo decente).
L’uscita dell’album “Scarlet’s Walk”, come si conviene, è accompagnata dal singolo omonimo, che contiene anche le cosiddette b-side, “Mountain”, “Operation Peter Pan” e…”Seaside”.
Mentre “Mountain” non mi colpisce più di tanto, e “Operation Peter Pan” si rivela essere al primo ascolto, una deliziosa “silly song” (in cui un “ola rojo” di Tori, può innalzare il testosterone…), “Seaside” ti avvolge e ti trascina nelle sue tristi emozioni e nei suoi arabeschi delicati.
Come detto sopra, è “Seaside” mi ha spinto ad entrare definitivamente nel mondo musicale di Tori Amos, mondo che prima non conoscevo per niente, poi ho avvicinato e saccheggiato per conto di Lei. “Seaside” mi ha preso e da allora, non è più stato lo stesso.
E’ grazie a Lei se ho scoperto “Seaside”: Le cercavo la b-side “Mountain” e nel sito http://www.hereinmyhead.com/ (semplicemente fantastico, lo consiglio insieme a http://www.yessaid.com/, sito che con “here” conosce ora, gravi problemi ma che possiede un archivio assoluto), “M” era sopra “S” e scaricarla, cosi’ per curiosità, è stato automatico.
Ascolto “Mountain”e poi…l’illuminazione.
“Seaside”, a differenza di molte altre canzoni di Tori, non ha visto gli “Ears with Feet” (ah, siamo noi, i fans di Tori…la genesi del nome? Beh, non lo so, e non riesco a scoprirla! Sembra che derivi direttamente dalla Roscia che definì cosi’ i suoi ammiratori, tanto tempo fa) (ma è curiosa un’analogia con il video “A Sorta Fairytale” che…), riempire pagine di forum e, il bello, è che nessuno manca lo sottolinei!
In http://www.toriamos.it/, in una pagina del forum, si scrive (perdonami tanto, ma al momento della stesura, non trovo il nome):
mi piace molto questa canzone, mi mette i brividi. La canzone parla, a mio avviso, dell'innocenza perduta di quei bambini che vivono nei paesi nella guerra (innonce targeted), e che ogni giorno fanno i duri conti con la realtà. Il soggetto di questa canzone è una ragazzina, prossima alla maggiore età, che stava giocando con delle sue amiche, quando una bomba cadde e la uccise.Tori sperava per lei che potesse vivere un giorno in più, e si chiede a chi appartiene e chi è questo dio che fa accadere tutto ciò (e qui si potrebbe aprire una parentesi grande come una galassia..). L’immagine sulla spiaggia, credo sia riferita a lei e tash che giocando sulla spiaggia, rincorrendo le scie che il mare lascia sulla sabbia, e raccogliendo poi i tesori che il mare stesso lascia sul bagnasciuga, le conchiglie, e poi portando la sabbia in mare, o + verosimilmente, costruendo castelli. Se non ricordo male, credo che tori parli di una cosa del genere nel dvd di a sorta. combinazione l'ho rivisto giusto lunedì scorso. magari poi controllo meglio. Sono un pò titubante sul "jangle" e "jingle". Subito ho pensato che si riferissero al suono stridulo delle bombe (in fondo circle, almeno x il mio dizionario, lo riferisce anche al volteggiare degli aerei) probabilmente contrapponendosi al canticchiare delle ragazzine che giocano. Potrebbe anche essere riferito al suono del mare e del suo moto perpetuo? Potrebbe essere una sorta di gioco in tondo che stanno facendo le ragazze? Potrebbe anche essere un "toricismo" ?
Qui di seguito metto il testo, fatevi un’idea…

Seaside
heard from the tv of the latest bombing the girls were dancing she was coming of age
shells fired out flowers mowed down innocence targeted whose god is this? wish that she had one more day
there at the seaside 5th of december we chased the tide as her treasureswere gathered i had to laugh as she gave sand a bath
jangle janglejingle jangle jangle and circle again
heard from the tv of the latest bombing the girls were dancing she was coming of age
shells fired out flowers mowed down innocence targeted what god is this? wish that she had one more day
there at the seaside 5th of december we chased the tide as her treasureswere gathered i had to laugh as she gave sand a bath
jangle janglejingle jangle jangle and circle again
jangle janglejingle jangle jangle and circle again
jangle janglejingle jangle jangle and circle again
jangle janglejingle jangle jangle and circle and end
she was coming of age


Seaside
ho sentito dalla TVdell’ultimo bombardamentole ragazze stavano danzandolei stava per diventare maggiorenne
le bombe brillaronoi fiori furono falciatil innocenza fu presa come bersagliodi chi è questo dio? vorrei che lei avesse ancora un giorno
la, sulla spiaggiaquel 5 dicembrerincorrevamo le onde sul bagnasciuga e raccogliemmo i suoi tesori mi venne da ridere quando lei portò sabbia al mare
stridendo stridendo tintinnando stridendo stridendo e in cerchio nuovamente
[...]
le bombe brillaronoi fiori furono falciatil innocenza fu presa come bersaglioche dio è questo ? vorrei che lei avesse ancora un giorno
lei stava per diventare maggiorenne

Non si può essere che d’accordo, ma, Tori è appunto famosa per i toricismi, e qui, butto la mia, che nasce, pensate un pò, da una cantonata!
Voglio fare bella figura con Lei, e interpreto la canzone come una lirica triste e avvolgente di una madre che ha perso un figlio…ma la madre è la stessa Tori, e la creatura perduta è la figlia, persa a causa di un tragico aborto. Tori, pensavo, aveva infuso in una sua nuova canzone il dolore di tragici eventi che già avevano visto una loro catarsi in “Spark” e in “Me and a Gun”. Ma forse mi ero semplicemente fatto trascinare da quelle canzoni, e mi ero convinto che anche “Seaside” avesse un tono autobiografico. Lei mi fece un appunto, “…sono le girls a danzare ed a diventare maggiorenni…” quindi, non era quella la chiave di lettura.
Devo dire che comunque ero contento lo stesso, sembrava davvero che le canzoni più belle di Tori, quelle viscerali, dovessero essere sempre debitrici di tragedie.
Ma…
Tori, nella sua autobiografia “La danza dell’anima” scrive “…un giorno uscii da sola, mi stesi sulla spiaggia e rivoltai tutto. Provavo grande dolore ed angoscia… (…) …Ero arrivata al limite, avevo cercato di trattare, di riavere la mia bambina, di chiedere quale fosse il prezzo da pagare. Ci ero già passata…che altro potevo fare? Avevo pianto, trasformato quella vicenda in arte, eppure rieccomi nella stessa situazione. Quel giorno sulla spiaggia, celebrai una cerimonia. Mi stesi sulla terra che mia madre aveva scelto per me. (…) Piansi e offrii tabacco alla terra, bruciai la salvia.(…) Alla fine ebbi la risposta. (…) La Terra disse: Capisco il tuo dolore(…) sei una grande creatrice, e forse i tuoi figli non hanno forma fisica e, sarà sempre cosi’”.
Tralascio il seguito, ma vi dico che fortunatamente la Terra sbagliò, Tash la casinista riempie le giornate della Roscia, e si spera davvero che le sue prossime grandi canzoni non siano debitrici che di eventi felici.

Ricette e ancora ricette!

proviene dal sito www.penelopeqb.it di Patty

Patty, nell'esplorare il mio l'hard disk ho trovato queste popò di simpatiche ricettine, che ai tempi scaricai da www.toriamos.it. ora, purtroppo, il sito dopo l'ultimo restyling non li contempla più, dici che sia possibile impiegarle per il tuo sito? Magari basterebbe comunque indicarne la provenienza, non pensi?

LEMON PIE
Ingredienti:
- 3 limoni, affettati sottilmente
- 4 uova
- 400 g di zucchero
- 1 base per torte già pronta (penso vada bene la pasta sfoglia già pronta per l'uso)
Taglia i limoni in fette sottile più possibile, lasciando la scorza e combinali con lo zucchero, mescolando bene.
Fai riposare almeno 2 ore, mescolando di tanto in tanto.
Sbatti bene le uova bene, ed aggiungi la mistura di limone; mescola bene.
Metti il composto sulla base della torta disponendo le fette di limone omogeneamente e cuoci a 230°C per 12 minuti in forno, dopo di che riduci la temperatura a 190°C, per approssimativamente 20 minuti o finché, dopo aver inserito uno stuzzicadenti, esce pulito.
Raffredda prima di servire.

DOLCE CON MELASSA
Ingredienti:
- 100 g di burro
- 400 g di zucchero
- 45 g di farina
- 3 uova
- 200 ml di siero
- 5 ml di estratto di vaniglia
- 1 base per torte già pronta (va bene la pasta sfoglia già pronta per l'uso)
- 30 ml di melassa
In una grande ciotola, lavora il burro fino a che diventa soffice, gradualmente aggiungi lo zucchero, e mescola bene ed incorpora le uova sempre lavorando il tutto.
Aggiungi poi la farina, il siero, e la vaniglia; lavora fino ad ottenere un composto omogeneo e senza grumi: poni la crema ottenuta sopra l'impasto e inforna a 205° C per 5 minuti, poi riduci la temperatura a 175° C e cuoci al forno per altri 45 minuti.
Raffredda a temperatura ambiente la torta (che va servita fredda). Prima di servire fai piovigginare in ogni fetta di torta della melassa.

CLUB SANDWICH AL TACCHINO
Per 4 persone Ingredienti:
- 15 ml olio d'oliva
- 30 ml di succo di limone fresco
- 3/4 di cucchiaino da tè di pepe nero macinato
- 1 spicchio d'aglio, tritato
- 3/4 libbre di costolette di tacchino (ognuno circa 1/3 pollice spesso)
- 150 g di foglie di crescione più approssimativamente 1 tazza di ramoscelli teneri
- 70 g di maionese
- 12 fette di pane (di circa mezzo pollice spesse) tostate leggermente
- 12 fette di pancetta cucinate finché non diventano croccanti
- 3 piccoli pomodori a fette
In un piatto poco profondo mescola l'olio e 15 ml di succo di limone con pepe e aglio e poi aggiungi il tacchino, marinalo girandolo di tanto in tanto per circa 30 minuti.
Togli la marinatura.
Scalda il tacchino su una piastra increspata a fuoco moderato per circa 3 minuti per ogni lato.
Raffredda il tacchino su un tagliere e dividilo in 4 porzioni.
In un piccolo frullatore trita la maionese e le foglie di crescione e aggiungi il limone rimanente assieme al pepe e ad un po' di sale.
Spalma le fette di pane con la maionese al crescione e ricopri con il tacchino "marinato", dopodiché ricopri con le fette di pane rimanenti. Servi i panini ricoprendoli con i pomodori e la pancetta e i ramoscelli di crescione come decorazione.

SYLLABUB
Ingredienti:
- 100 ml di vino Bianco
- 600 ml di latte
- 45 g di scorza di limone
- 400 ml di crema Leggera
- 70 ml di succo di Limone
- 4 albumi
- 200 g (o 100g) di zucchero
- Noce moscata
Combina il vino, la scorza di limone e il succo insieme, poi aggiungi 200 g di zucchero e aspetta finché non ci siano un deposito di zucchero sul fondo .
Combina il latte alla precedente mistura e poi sbatti il tutto con una frusta fino a che il composto diventi spumoso.
Sbatti con una frusta gli albumi aggiungendo poco a poco lo zucchero, continua a mescolare fino a che gli albumi non montano. Versa la mistura di vino in una ciotola da punch, ricopri con gli albumi e una leggera spolverata di noce moscata.

BISCOTTI CRACKER JACK
Ingredienti:
- 200 g di burro
- 200 g di zucchero bianco
- 200 g di zucchero di canna (quello marrone)
- 2 uova
- 1 cucchiaino da tè di estratto di vaniglia
- 300 g di farina bianca
- 1 cucchiaino da tè di bicarbonato di sodio
- 1 cucchiaino da tè di lievito
- 1 pizzico di sale
- 400 g di avena a cottura rapida
- 300 g di polvere di cocco
- 400 g di riso soffiato
- 300 g di noccioline
Preriscalda il forno a 175° C. Ungi della carta da forno.
In una ciotola di mezza grandezza, mescola insieme il burro e i due tipi di zucchero, sbatti dentro la ciotola le uova una per volta, poi mescola il tutto assieme alla vaniglia.
Setaccia insieme la farina, il bicarbonato, il lievito e il sale, incorpora poi il tutto nella crema precedentemente ottenuta.
Dolcemente aggiungi l'avena, il cocco, il riso soffiato e le noccioline tagliate, cerca di non ridurre in polvere il riso! Poni la pasta con dei cucchiaini da tè sopra i fogli di carta da forno.
Cuoci per 10/12 minuti nel forno preriscaldato.

Doughnut Muffins
Ingredienti:
- 70 ml di strutto
- 200 ml di zucchero
- 1 uovo
- 300 g di farina bianca
- 20 g di lievito
- 1/2 cucchiaino di sale
- 1/4 di cucchiaino di cannella macinata
- 100 ml di latte
- 100 g di zucchero
- 1 cucchiaino di cannella macinata
Preriscalda il forno a 190° C.
Ungi con del grasso la teglia per le Doughnut muffins.
In una gran ciotola, mescola insieme lo strutto e una tazza di zucchero, incorpora successivamente un uovo ed unisci poi insieme la farina, il lievito e 1/4 di cucchiaino di cannella ed incorpora al preparato il latte continuando a mescolare bene e evitando che si formino grumi.
Poni la pasta nella teglia (se non hai la teglia per i muffins ti conviene dare la forma alla pasta con un cucchiaio).
Poni i muffins in forno per circa 20 minuti, per provarne la cottura inserisci uno stuzzicadenti in un muffin se esce pulito il dolce è pronto.
Nel frattempo combina la mezza tazza di zucchero con la cannella rimasta, quando i muffins sono pronti, falli rotolare nello zucchero in modo che si attacchi al dolce.
Servire tiepidi.

Terrina di ratatouille vegetale
Ingredienti:
- 3 melanzane, senza buccia
- 10 pomodori (dopo averli sbollentati, pelati e averne tolto i semi)
- 4 zucchine
- 4 peperoni (dopo averli sbollentati, pelati e averne tolto i semi)
- 4 foglie di basilico
- 30 ml di succo di pomodoro
- 1 spicchio d'aglio tritato o pigiato
- 15 g di gelatina in polvere (senza aroma)
- 2-3 (30ml) cucchiai di olio d'oliva
Prodotto: 18 fette
Affettare le melanzane e gli zucchini (per lungo) dopodiché metterli da parte.
Metti il succo di pomodoro in una piccola casseruola ed incorporaci la gelatina in polvere e lascialo ammorbidire per circa 10 minuti.
Scalda il succo su fuoco medio/basso finché la gelatina si dissolve
(approssimativamente 3-5 minuti). Metti da parte il prodotto ottenuto.
Scalda dell'olio d'oliva in una casseruola col manico lungo, la temperatura dovrebbe essere circa di 100°C.
Cucina le fette della melanzana. Asciuga l'eventuale olio residuo con della carta assorbente. Ripeti il processo per gli zucchini.
Ricopri una terrina con della carta forno.
Poni per lungo 8 fette di melanzana nella terrina, ricoprendo leggermente. Questa sarà la base della terrina.
Partendo da questa base, ricopri completamente la terrina con le fette di melanzana rimanenti, salendone i lati.
Ora dovresti avere un piatto che è coperto completamente con fette di melanzana.
Taglia il peperone rosso in fette larghe, approssimativamente larghe come la terrina, dopodiché metti uno strato di peperone rosso lungo l'ampiezza del contenitore.
Spruzza del succo di pomodoro e aggiungi un po' di basilico, poi ancora aggiungi un strato di pomodori in fette spazzolate con succo di pomodoro e basilico. Aggiungi ancora un altro strato di melanzana, seguito da un strato di zucchini, poi un altro strato di melanzana, poi uno di peperoni.
Usa il succo di pomodoro per far aderire i vari strati.
Finisci con un strato che ricopre la terrina con le melanzane.
Copri e raffredda per 24 ore prima di servire.

Due parole intorno ad "A Sorta Fairytale", una delle più belle canzoni di Tori.


Eccomi a voi, sono un "Viaggiatore del mondo" e voglio parlarvi di una cosa, quindi silenzio in sala, e via con la proiezione

Contenuta nell'album "Scarlet's Walk" (uno dei più bei concept-album mai...concepiti), la magnifica "A Sorta Fairytale" è entrata subito nel mio animo, sin dal primo ascolto. Ti rapisce, ti fa volare.

Oltre all’ovvia versione di studio, possiedo due live: una versione al Late Show del 29 ottobre 2002 ed una al Munich Showcase Performance di non so che anno.Questa seconda versione è straordinaria, Tori attacca A Sorta in maniera perfetta ma…si ferma, è insoddisfatta! Ciacola qualcosa (i don’t speak english, Tori…sorryyyyy) e poi, riprende. Da vita ad una improv incredibile per poi ricollegarsi a ASF e strappare applausi! Dopo questa performance, come non potevo mettere ASF tra le mie 5 canzoni di Tori che amo di più?

Molto personale e profondamente politico, "Scarlet's Walk" è un viaggio epico attraverso l’America. "Non puoi amare l'America finché non conosci la sua storia, finché non sai chi sia, non solo a partire dal 1776", dice. "L'idea mi venne mentre ero in tour lo scorso anno, dopo l'11 settembre. Le canzoni cominciarono a prender vita da sole... Ad alcune di esse avevo lavorato per un pochino, ma prima di quel periodo non ne conoscevo il filo conduttore. Divenne un viaggio, un viaggio sulla strada."

Scarlet è la stessa Amos, ma può essere qualunque donna. E lungo questa strada Scarlet scopre molto del mondo intorno a lei e moltissimo di se stessa e di noi.

Scarlet inizia il suo cammino dalla West Coast, dove va a visitare AMBER WAVES, una frase che si incontra in "America The Beautiful" e anche il nome di una porno star nel film "Boogie Nights".
Ma la tappa che ci interessa in questo momento è quella che la vede, sempre a Los Angeles con un uomo che l’ha convinta di essere la sua anima gemella.
"A SORT A FAIRYTALE” è un viaggio nel viaggio, si potrebbe dire quasi classico, e li vede lungo la highway della costa pacifica e nel deserto.
Si respira davvero
Ma man mano che il viaggio procede gettano la maschera e scoprono che quello che si immaginavano l’uno dell’altra non corrisponde al vero.

"[..] Io penso che A Sorta Fairytale, sul serio, non possiamo essere tutti Cenerentola, e qualcuno di noi scopre che le proprie imperfezioni non ci permettono di aprirci a qualcuno, a causa di quello che potranno dire, e su questo bisogna lavorarci molto."

Il loro giro finisce dove sono partiti e Scarlet se ne va.
“Si volevano bene, in realtà. Ma in qualche modo si sono persi. Per questo è stata tutta ‘una sorta di favola’…”.
Il video di A Sorta fairytale, il primo singolo da Scarlet's Walk, illustra quella che è la visione di Tori Amos di ciò che è una "favola": trovare l'amore attraverso lo humour. Lavorando con il regista Sanji, Tori concepisce la storia di due individui che si sentono fuori posto in questo mondo e acquistando fiducia l'un l'altro attraverso situazioni buffe si innamorano e alla fine diventano "completi".

"..nel mio nuovo video, c'è una storia d'amore tra il mio personaggio Scarlet, e l'attore Adrien Brody. Lui si innamora delle mie scarpe Sergio Rossi. Quando alla fine i due personaggi fanno l'amore, creano le proprie membra, non bambini. Ma questa è un'altra storia."

Scarlet proseguirà poi il suo cammino e avrà altre storie. Vi consiglio di cercarlo, comprarlo, rubarlo, ma ascoltatelo.

Avviso ai naviganti, questo libro fa pensare, astenersi perditempo…

La conoscete Miss Isabella Santacroce? No? Peccato è divina! Anzi, diciamo una Nevrotica Divina!
Isabella è l’autrice di “LOVERS”, piccolo capolavoro.


Dal risvolto interno (?!) della quarta di copertina, scopriamo molto di quello che poi affronteremo ... ma non tutto, fortunatamente. Scopriremo come "Lovers" sia davvero una canzone sull'amicizia e sulla giovinezza, e come purtroppo sia veramente breve una corsa verso l'ignoto. Parlo di canzone, perchè di questo si tratta: una canzone che sa alternare liricità ad asprezza, morbidezza ad una graffiante verità dei sentimenti. Ma veramente noi esseri umani abbiamo questo innato istinto ad annullarci ed a perderci?La storia di Elena e Virginia, è la storia dell'Amicizia di due ragazze che diventano "indivisibile vite" come soltanto a diciotto anni è possibile. Ma quando Virginia scopre di sentirsi attratta da qualcuno di cui, per il quieto vivere, non si dovrebbe innamorare, non potrà fare a meno di vedere se stessa come una ragazza da dimenticare e il suo sentimento come un mostro da uccidere, prima di abbandonarsi a una passione fatta per sciupare il corpo e ferirle l'anima.

"E noi, l'una dell'altro i colli reclini attorcigliammo come due cigni solitari."

Con Lovers Isabella abbandona quel suo tipico mondo così buio illuminato da luci scure, la luce diventa diurna, abbaglia nei suoi colori caldi quasi impercettibili che lentamente cambiano intensità come se si trattasse di un' eclisse.
Lovers nell'assenza di esplicito è forse il libro più violento di Isabella Santacroce, anzi lo è di sicuro. Un libro nel quale la musica non ha nemmeno bisogno di essere citata perché le sue parole ritmate scandiscono in maniera subliminale lo scorrere del tempo e degli eventi, fino alla loro conclusione...drammatica. E' il primo libro di Isabella Santacroce che ho letto, ed è un concentrato di sensibilità in una forma di narrazione-canto che scorre con un moto ondoso, proprio come quello (del mare di Positano) che si fa testimone della vicenda delle due ragazze: calmo, increspato, fresco, primaverile, poi piatto, soffocante, estivo, e alla fine in tempesta; ancora calmo, ma di una calma, all'ultimo, lenta e cupa, quella che risale dagli abissi ed esplode in un grido.

E ora, se vi ho solleticato, ecco due parole sulla Divina, anzi due sue parole.
Mi chiamo Isabella Santacroce. Sono nata e vivo a Riccione in compagnia di un bulldog di nome Bull che solitamente quando scrivo dorme. Devo ringraziare la mia maestra delle elementari se oggi sono una scrittrice. Secondo lei io sapevo fare bene una cosa: scrivere. Avevo 9 anni e una timidezza al settimo cielo. Non credevo di avere grandi qualità e invece lei mi ha fatto capire che così non era. Successivamente alle superiori trovai altri professori che apprezzarono il mio modo di conversare con l'inchiostro e questo mi convinse ulteriormente che i miei scritti funzionavano.
A 17 anni leggevo poesie del decadentismo francese e contemporaneamente libri di Burroughs e Ginsberg. Scrissi diverse poesie e le inviai a riviste ottenendo risposte negative che soprattutto mi accusavano di truci sentimenti dicendo che alla mia età non era normale scrivere cose simili. In effetti quelle poesie possedevano una inquietudine romantica molto violenta ma a me piacciono ancora quando le rileggo. Credo nell'importanza di assecondare le proprie voglie. Io scrivo perché non riuscirei a non farlo. Nulla mi impongo. Viene da sé. E' come un'urgenza che chiede di essere soddisfatta scrivendo. Il giorno in cui mi sono partorita l'alfabeto mi ha accolto. C'erano suore che parlavano di libri e la mia voce nascosta nell'inchiostro.Ho iniziato a parlare scrivendo. Ho scritto quattro libri. Ho parlato quattro volte. Tutto il resto non ha importanza e vorrei non averne ricordo."

Le mie 31 Canzoni!!!

Mamma mia, ecco le mie 31 canzoni. Diciamo le mie 31 canzoni a fine 2006.
Come dice Nick Hornby, il bello della vita è trovare nuove cose, che non devono per forza sostituire quelle vecchie, ma convivere con esse. Ho dovuto lasciare fuori tante altre canzoni che per un motivo o per l’altro significano qualcosa. È pazzesco, stanno fuori i Queen, i Nirvana, i Metallica e chissà chi altro al momento sfugge alla mia memoria.


Comunque, eccole qui: le mie 31 canzoni.

- 1 Conan Ragazzo del Futuro (sigla di inizio del cartone animato omonimo)
Cantata da Giorgia Lepore accompagna da sempre il mio cartone animato preferito in assoluto, l’unico che profumi totalmente di avventura e libertà, di lotta e gioia, della sensazione di volare tra le nuvole e di tuffarsi nei profondi oceani.

- 2 Blue Sky (dall’opera rock “The Wall” dei Pink Floyd)
Tempo fa su Canale 5 (parlo di…15anni fa? Boh), passò il famoso concerto “The Wall”, organizzato dal solo Roger Waters, esule dei P.F., e dedicato dal crollo del Muro. Non è la canzone più famosa dell’opera, ma in quel live, il cielo sopra Berlino non è mai stato più blu (certo da telespettatore è una cosa, chissà com’era lì).

- 3 Romeo & Juliet (Dire Straits)
Gli Straits li ritengo la band rock che ha fatto la miglior pura musica rock di sempre. Romeo & Juliet è poesia, romanticismo, un madrigale d’amore che andrebbe dedicato alla Donna che si ama (io non l’ho fatto e…me ne pento ancora…tra le altre cose che ho da pentirmi).

- 4 Telegraph Road (Dire Straits)
15 minuti! La canzone rock più lunga che abbia mai amato, con tre assoli vorticosi di chitarra di Knopfler, anticipati dalla risacca del mare notturno. La canzone da ascoltare di sera sul bagnasciuga con Lei. Telegraph Road, in un suo assolo, era tra le altre cose, la sigla di chiusura della trasmissione sul wrestling di Italia 1 di una ventina di anni fa. Adoravo quel wrestling, adoravo Dan Peterson che lo commentava, adoravo quel riff gioioso.

- 5 Novembre Rain (G’n’R)
La canzone mia e di Deborah. Il fratello di Deborah, la strimpellò al nostro primo appuntamento, ripetendo il primo dei due brevi assoli di chitarra di Slash. Il mio vecchissimo zaino mostra ancora scritto con l’indelebile rosso la prima strofa di quella canzone.

- 6 Guarda nel Cuore (Ligabue)
Solo live la si poteva ascoltare (beh, penso fosse uscita comunque come b-side di qualche singolo, ma sai, l’enfasi) prima che uscisse editata un cofanetto una decina di anni fa. Era il PalaTenda di Samarate, un Liga ancora misconosciuto (quell’estate però avrebbe poi vinto il disco verde giovani al FestivalBar) la cantò tra Sogni di Rock’n’Roll e Balliamo sul Mondo. Il ritmo cadenzato, sincopato come quello di un cuore che batte, fece capire a me, cuore di studente delle superiori, qual’era la vera musica.

- 7 Alba Chiara (Vasco Rossi)
Inutile stare a dire quanto sia bella. La ricordo con amore, perché è stata la prima e unica performance canora (saggio del corso di Musica) davanti a un pubblico (la mia classe delle medie) del qui presente scrivente. Incredibile, ero stato ancora bravo! Ora, incrino le vetrate!

- 8 Video Kill the Radio Star (boh???)
Non mi ricordo chi la cantava (la pigrizia, brutta bestia), ma era spassosa e vitale. Sigla di un cartone animato dei Time Riders (quelli della serie di Calendar Man e di Yattaman), mi divertiva quelle voci in falsetto e quell’ “AUAUAUA”! Storicamente è stato poi il manifesto della videomusic. È perno imprescindibile della mia infanzia.

- 9 Jeremy (Pearl Jam) e Alive (Pearl Jam)
Due canzoni, due pietre miliari della mia educazione musicale vera. Andavo alle superiori, Geometra a Tradate, ogni mattina sveglia alle 6.00 per prendere il bus delle 6.45. Ogni mattina, l’allora VideoMusic mi sosteneva in modo vitale. Una mattina, Eddie Wedder irruppe all’alba: prima Alive e poi Jeremy. Inutile descrivere, serve solo ascoltarle.

- 10 Don’t Fear the Reaper (Blue Oyster Cult)
Su, alzino le mani chi conosce I Blue Oyster. Nessuno vero? Nemmeno io, tolto DFTR, saprei chi accidenti siano ma, questa è Don’t Fear the Reaper…la canzone della triste mietitrice.
5 minuti e mezzo di solidità, di esorcizzante vitalità. Ti libera o ti faq convivere con il pericolo della vita e dell’esistenza. Sicuramente è la mia canzone “on the road” preferita in assoluto (davanti al “Children” di Roger Miles ed a una canzone di Suzanne Vega che non ricordo come s’intitola…pigrizia)

- 11 Run Baby Run (Sheryl Crow)
Io sono un Esper, cioè un amante del mitico fumetto ESP, ed ho partecipato alla fondazione del primo ESP Fan Club con tanto di redazione di fantine. Tra le Esper, vi era Lucia, grande amica, che amava questa canzone e che altrettanto amava definirsi una ragazza che corre, corre ed ancora corre. Da qui a Sheryl il passo è breve. Non vedo Lucia da tre anni, Sheryl me la tiene in mente.

- 12 Paint it Black (Rolling Stones)
In origine, il titolo di questa canzone non la conoscevo (ancora la pigrizia), ma oggi oltre a saperlo che è trascinante e toccante, ne ho scoperto il titolo "Paint it Black" (oggi, è il 17-1-09). L’ho scoperta come tema portante di un telefilm intitolato “Vietnam Addio”. Era un periodo in cui, da Hollywood si sentiva il bisogno di mostrare ciò che il patriottismo ha partecipato a celare: il volto vero della sporca guerra. È diventata come una porta sull’abisso.

- 13 Ninna Nanna (Modena City Ramblers)
Poche parole. È la “Mia” canzone italiana preferita. Sa di lontananza e di speranza che questa lontananza cessi. Sa di fiducia nell’altro/a. è la prima canzone che ho dedicato a Simona. Altro non che scrivere. Va ascoltata e sognata.

- 14 Silent all These Years (Tori Amos)
Ha un inizio al piano semplicemente meraviglioso (facile, ditemi una canzone di Tori che inizi con una brutto assolo di piano), ma è la canzone che da tre anni a questa parte ho timore di ascoltare. SATY è Simona, la Donna che è “silenziosa per tutti questi (3) anni”.

- 15 Seaside (Tori Amos)
Voglio autocitarmi. Vai su http://www.penelopeqb.it/ e linka su “angolo del Vale”, troverai tutti i motivi.

- 16 Spanish Eyes (Madonna)
Legata a Seaside, è questa sconosciuta canzone di Madonna. Appartiene al primo album della Madonna Rivoluzionaria Religiosa, insomma dal “Like a Prayer”, ma è una ballata romantica semplicemente calda e sognate come le terre mediterranee. Mi piaceva ascoltarla sul balcone della mia casa in Sardegna, muovendo le labbra facendo finta di cantarla io. Dicevo di Seaside…beh, Tori le rende omaggio facendo concludere Seaside nel medesimo modo del pezzo di Madonna.

- 17 In un Giorno di Pioggia (Modena City Ramblers)
Regalo di un numero di Tutto, ai tempi delle superiori, In un Giorno di Pioggia, sancì il mio amore per la musica di questa band e per il folk in generale. L’Irlanda e la musica Irish si spalancavano a me, in tutta la loro magia (prima era solo la Sinead O’Connor dei “vestiti nuovi dell’Imperatore”).
Quella versione aveva anche una intro in gaelico che è poi diventata difficile da ritrovare. È la canzone d’amore verso una terra.

- 18 Non è tempo per noi (Ligabue)
Sembra il racconto di chi, come me, si è sempre sentito fuori. Il perdente che non regge il ritmo della Società. La amo, mi fece da base portante per il tema della Maturità. È parte di me.

- 19 Nessun rimpianto (883)
Se c’è una canzone che mi è stata vicina nel periodo (breve) in cui io e Simona non ci sentivamo, è questa. Arrivai a spendere un euro di chiamata per programmarla su un canale musicale di video. La dedicai a Lei e mi portò fortuna. Poi, per altri motivi si è giunto a SATY.

- 20 Ho messo via (Ligabue)
Ancora il Liga, sempre prima di diventare commerciale (questo andrà poi spiegato). “Ho messo via un po’ di consigli…dicono, è facile. Li ho messi via, perché a sbagliare sono bravissimo da me” era ed è l’emblema della libertà di pensiero, del fatemi anche sbagliare, per favore.

- 21 Because the Night (Patti Smith)
Unica canzone della poetessa del rock che posso dire di conoscere. È legata ovviamente alle albe passate a vedere “Fuori Orario”, per vedere il film atteso e misconosciuto, quando non si aveva disponibile nastro per videoregistrare. È passione, fuoco dei sensi allo stato puro. La versione dei 10000 maniaci accompagnata dalla voce della brava Natalie Merchant, è meno “uterina” (Janis Joplin diceva di cantare con la vagina) ma molto più cerebrale.

- 22 I Must Have Been Love (Roxette)
Richard Gere, nonostante le vertigini, si affaccia dal suo attico e pensa a Julia Roberts. La musica (15 secondi) che accompagna la scena di Pretty Woman è dei Roxette. Nei titoli di coda, diventerà di 30 secondi, ma per me erano abbastanza. Marie Fredriksson con quella voce ti fa sognare. Ho dovuto aspettare l’album “Tourism” per averne una versione, live, da far venire i brividi.

- 23 Venere Storta (Carmen Consoli)
La più incredibile voce italiana, La Cantantessa. In un periodo di musica da veline di Vogue, c’era lei, la nostra Venere Storta, un po’ di aria pulita sebbene storta!

- 24 Drive (REM)
Buio, sincopato, quasi allucinogeno (il movimento della gente nel video è come quello delle canne al vento): in una sola parola, puro sound metropolitano. Stipes ti attraversa l’anima con quella voce e con quelle parole ridondanti che trovano lo sfogo nel “beibeee” che risuona come un eco. Per lungo tempo (e forse ancora) la più bella canzone mai ascoltata. È una Sweet Bitter Simphony da ascoltare quando si attraversa la città…di notte.

- 25 Fire on the Side (Tori Amos)
Ma che noia, ancora Tori? Colpo di fulmine, tornavo da Torino e da Simona. Nelle orecchie gli auricolari e nell’aria questa canzone coverizzata da Simona. La Because the Night di Tori, puro fuoco. Appena ascoltata La chiamai, La ringraziai.

- 26 The Levitation Crystal (Joe Hisashi)
Ogni opera miyazakiana è per me, motivo di crescita e giubilo. Joe Hisashi compone, la Filarmonica di Tokyo crea, il film di animazione di Laputa offre a noi. Queste poche note strumentali rincorrono la caduta dal cielo di Sophie, una caduta che la pietra blu (la “levitation Crystal”) frena portandola nelle braccia di Pazu, il suo salvatore. Celestiale. Se sapessi cosa significhino, mi verrebbe da dire che è feng shui, yoga o molto zen. Ehehe.

- 27 Ho imparato a sognare (Negrita)
Possiedo una versione live e …vorrei andare ad un concerto dei Negrita, solo per sentirla, accompagnata dall’armonica a bocca. Sa di gioventù e di gioia di vivere (è la mia “Smell like teen spirits”), di ricordo che non si vuole dimenticare. Di sogno. “…e c’era chi era incapace a sognare e chi sognava già” ma io, noi avevamo “…ormai imparato a sognare…e non smetterò”.
La canzone dei miei tempi del servizio civile all’Asilo Mariuccia.

- 28 e 29 Musica Ribelle (Eugenio Finardi) e La Forza dell’Amore (Eugenio Finardi)
Quanti sogni da giovane. Ligabue ha imparato grazie anche al grande Eugenio. Io, tu, noi eravamo come quel “…timido nei panni di un ribelle visto alla televisione” ma “…la forza dell’amore, la conoscevo già”. Fingevano di essere qualcosa che non eravamo, facevamo finta di essere superiori, ci facevamo affascinare dalle canzoni straniere perché in Italia “…solo la usica non è male, quello che non va, sono solo le parole“. Eppure Genio, ci insegnava a vivere e ci faceva vibrare l’anima.

- 30 Mononoke Hime (Joe Hisahi)
Nuovo giro, nuovo genio miyazakiano. Laddove “The Levitation Crystal”mi deliziava con le note, qui la potenza delle parole, rendono solenne questo film di animazione. È l’opera su cui tutti quelli a cui l’ho fatto vedere, non hanno avuto nulla da ridire: occhi spalancati e cuore sollevato. È il trionfo mio e di Miyazaki. Soprattutto suo eheh

- 31 Sound of the Snow Falling
Fa parte del cofanetto Rurouni Kenshin- Premium Collection Soundtrack. La serie animata del Battosai, fumetto che ritengo uno dei più belli di sempre. Fumetto che ora risiede a Torino da Lei. La canzone è però legata ad una perdita incolmabile.