La conoscete Miss Isabella Santacroce? No? Peccato è divina! Anzi, diciamo una Nevrotica Divina!
Isabella è l’autrice di “LOVERS”, piccolo capolavoro.
Isabella è l’autrice di “LOVERS”, piccolo capolavoro.

Dal risvolto interno (?!) della quarta di copertina, scopriamo molto di quello che poi affronteremo ... ma non tutto, fortunatamente. Scopriremo come "Lovers" sia davvero una canzone sull'amicizia e sulla giovinezza, e come purtroppo sia veramente breve una corsa verso l'ignoto. Parlo di canzone, perchè di questo si tratta: una canzone che sa alternare liricità ad asprezza, morbidezza ad una graffiante verità dei sentimenti. Ma veramente noi esseri umani abbiamo questo innato istinto ad annullarci ed a perderci?La storia di Elena e Virginia, è la storia dell'Amicizia di due ragazze che diventano "indivisibile vite" come soltanto a diciotto anni è possibile. Ma quando Virginia scopre di sentirsi attratta da qualcuno di cui, per il quieto vivere, non si dovrebbe innamorare, non potrà fare a meno di vedere se stessa come una ragazza da dimenticare e il suo sentimento come un mostro da uccidere, prima di abbandonarsi a una passione fatta per sciupare il corpo e ferirle l'anima.
"E noi, l'una dell'altro i colli reclini attorcigliammo come due cigni solitari."
Con Lovers Isabella abbandona quel suo tipico mondo così buio illuminato da luci scure, la luce diventa diurna, abbaglia nei suoi colori caldi quasi impercettibili che lentamente cambiano intensità come se si trattasse di un' eclisse.
Lovers nell'assenza di esplicito è forse il libro più violento di Isabella Santacroce, anzi lo è di sicuro. Un libro nel quale la musica non ha nemmeno bisogno di essere citata perché le sue parole ritmate scandiscono in maniera subliminale lo scorrere del tempo e degli eventi, fino alla loro conclusione...drammatica. E' il primo libro di Isabella Santacroce che ho letto, ed è un concentrato di sensibilità in una forma di narrazione-canto che scorre con un moto ondoso, proprio come quello (del mare di Positano) che si fa testimone della vicenda delle due ragazze: calmo, increspato, fresco, primaverile, poi piatto, soffocante, estivo, e alla fine in tempesta; ancora calmo, ma di una calma, all'ultimo, lenta e cupa, quella che risale dagli abissi ed esplode in un grido.
E ora, se vi ho solleticato, ecco due parole sulla Divina, anzi due sue parole.
“Mi chiamo Isabella Santacroce. Sono nata e vivo a Riccione in compagnia di un bulldog di nome Bull che solitamente quando scrivo dorme. Devo ringraziare la mia maestra delle elementari se oggi sono una scrittrice. Secondo lei io sapevo fare bene una cosa: scrivere. Avevo 9 anni e una timidezza al settimo cielo. Non credevo di avere grandi qualità e invece lei mi ha fatto capire che così non era. Successivamente alle superiori trovai altri professori che apprezzarono il mio modo di conversare con l'inchiostro e questo mi convinse ulteriormente che i miei scritti funzionavano.
A 17 anni leggevo poesie del decadentismo francese e contemporaneamente libri di Burroughs e Ginsberg. Scrissi diverse poesie e le inviai a riviste ottenendo risposte negative che soprattutto mi accusavano di truci sentimenti dicendo che alla mia età non era normale scrivere cose simili. In effetti quelle poesie possedevano una inquietudine romantica molto violenta ma a me piacciono ancora quando le rileggo. Credo nell'importanza di assecondare le proprie voglie. Io scrivo perché non riuscirei a non farlo. Nulla mi impongo. Viene da sé. E' come un'urgenza che chiede di essere soddisfatta scrivendo. Il giorno in cui mi sono partorita l'alfabeto mi ha accolto. C'erano suore che parlavano di libri e la mia voce nascosta nell'inchiostro.Ho iniziato a parlare scrivendo. Ho scritto quattro libri. Ho parlato quattro volte. Tutto il resto non ha importanza e vorrei non averne ricordo."
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